domenica, gennaio 01, 2012

..sì alla vita 2011..

…sì alla telefonata di Nanni Moretti, ad essere (dottoressa)2, agli orobilogi, alla giusta distanza, a chi mi sa far passare il singhiozzo, sì alla mia famiglia padovana, al Pigneto, sì al mio papiro, al Pollaio, sì a Ljubljana, sì al mercatino di Jeu de Balle, sì allo Slava’s Snow Show, sì a vincere due borse di dottorato, sì a chi fa coming out, al Metelkova, sì alle lanterne magiche, alla 212 del Bit Center Hotel, sì all’orto botanico patavino, ad occupare l’Alibi Hostel abusivamente, al medica, sì a mangiare vietnamita a Belleville, all’Ultima, sì alla Focacceria da Francesco, a prendere voli per festeggiare eventi che ancora non sai, sì a chi un giorno vorrebbe conoscere i suoi veri genitori, alla Fra che ogni anno perde almeno un giorno per leggere e cercare di capire questi sì, alla riunione di statistiche da me, all’Innominato col tè, al Rock in Idrho, alle cose senza impegno, a Sara a Londra, sì al Rangoli, alle gite di fotografia, alla feste in cui ognuno porta una lampada, sì al mio articolo su Mappamondo, a fare i tortelli a mano, a Trieste, sì alla laurea di Silvione, sì ad incontrare amici in aeroporto, a Saltatempo, mica tanto sì agli ultrà del Cesena, sì all’1° Petersfield Road, ai buoni da 47 euro al Nazionale, al ristorante greco, ai free tour di Amsterdam, Belgrado e Parigi, alla Drogheria Preti, a chi prende ripetizioni di statistica, sì a tornare a Londra e sentirsi a Roma, sì a Miramare, a chi ti bacia i piedi per strada, ai diversamente spagnoli, al raduno afro a Prejon fra gli autoctoni, a fare il Censimento, sì alla stanza Enne dell'Ostello Tergeste, sì a Ca’tron, sì a Felice Merda, sì alla camminata slow-motion post-cevapcici, sì a chi prende a piastrellate la macchina di Giulia, a Fiume, al Duke of Sussex, a 68 Rue Louis Blanc, a chi porta via i sassi dalla Toscana, a chi mi ha permesso di compiere gli anni d'estate viaggiando ai confini del mondo, alle Marlboro da figa vacua, sì alla mia sciarpa, a pagare parcheggi inutilmente, a cenare Dai Tosi, a chi ti porta la brutta copia del questionario, sì a Spalato di notte, sì al genio di Max Boublil, sì a volontarieggiare per il FL, alla convivenza con Giulia, a Platone e Aristotele, sì a giocare a nascondino nel Palazzo di Diocleziano, a chi si ferma a Bologna 20 euro, al Pedrocchino, a Elena di Euripide e soprattutto ai dioscuri, sì ai piatti misti del Lunanuova, sì a Terni, all'unico neo dei Balcani, alla coperta patchwork, sì a suonare cucchiaini, al Festival di Internazionale, sì a mangiare angurie a morsi, a Cristina incinta, sì a sfondarsi di pesce a Podroga, alle colazioni in riva al mare, a rimettersi a studiare matematica, alle birrette dopo il Monday, sì all'Ammazzatore ed alle sue vittime, a chi a Medugorie parla italiano e veneto, a Mc Cevapcici, sì ad andare a comprare le gallette all’Altromercato e svaligiarlo, a salire sul minareto, al cinema all’aperto, ai tuffi dal ponte di Mostar, al Male, all’aperitivo al Caos, sì ai Gipsy King in macchina, a chi preferisce essere ingenua, a tornare a Sarajevo, alle giornate in redazione, alla canzone del leprottino, sì sì sì ai vecchietti sordi che comunque ascoltano in silenzio la tua poesia fino alla fine, sì a conoscere meglio i compagni di viaggio, a Udine, a distrarre Andrea per portarlo al Kino Bosna, a chi ha il fame, sì al Ribica, sì ad Amor Vacui, sì ai Buskers, al nostro re di cuori e al pesce dei desideri, agli scioperi che ti bloccano a casa di sconosciuti, a Chiara F. a Castel, al suono dei bimbi persi in guerra, sì a chi deve limonare tutto da una parte, a chi si deve dare una calmata che è piena di energia, al Bosco delle Fate, sì a chi cancella ricordi per fare spazio al cibo, ai fuochi d’artificio in Prato, alle Kafane, sì al montaggio video, alle ochette che si lavano rispettando le norme dell’igiene, ai ranganelli, a Mariasole, a chi keep going, mica tanto sì a fare la ghianda, alla Casa delle Farfalle, alle prestazioni occasionali, al giappo-china che sa sempre indicare la strada, sì a chi comes from Gardaland, a fare colazione sul Canal Saint Martin, all’elasticità, al Bar Alic, a fare il bagnetto in mare appena svegli, sì a passare la frontiera bosniaca con la parola d'ordine, al ristorante eritreo, a rivedere Ado, sì a chi "what happens in compleanno stays in compleanno", a chi sotto l’ombra del pino là nel mare un delfino, alla Biennale di Venezia, alla signora che la mattina ci ha pettinate, a chi si scandalizza se metti la cintura, sì alle Pekare, ai lucchetti con la combinazione, sì al Cirque du Soleil à Paris, all’Osteria Do Spade, alle sette paste a 2.50 euro, sì a Guca, a Megahertz alle Nane, sì a dormire su un fianco, a progettare viaggi, alla Karadordeva, ad Anna e Jerome, sì all’Ederle pieno, a svuotare l’ufficio, alle serate al Fistomba, sì a Milanka che suona nei Pivo, a chi ti obbliga a bere Rakija per rispetto alle tradizioni serbe, agli "e poi..chissà", a chi decide di lasciarsi nel campo delle tende in piena notte, sì a cenare in una trattoria a San Gemini, sì a chi è tri metra gazirana, sì alla Skadarlija, sì alle secchiate d’acqua la notte, a Beograd, al 55esimo dei miei nonni, a Mirco in discoteca con la cuffia da piscina, a Tim Burton che si gira in macchina, all'Hedonist Hostel, alle multe serbe, ai pomodori/al paradiso, sì a chi pravo pravo pravissimo, al botellon statistico, alle figarette, sì al Fly, sì al porta banana da borsetta, sì alla Biblioteca Vivente di Verona, alla Sig.ra Spezzindue, agli autoscatti estremi, al Ponte sulla Fava, sì a fare 2700km senza una cartina e "arrive" sempre, sì a chi "we are Maragoni", sì a Cobò, sì a Coccole, a chi se magna, alla Fondazione San Zeno, ai battesimi dei camerieri, alle top 5, sì a Pez e alla chiacchierata fino alle 3 di notte, a Gianni Bigon, a leggere i fondi del kafa, alla caccia al tesoro del fantomatico Krist Hostel, a fare tabelle di marcia solo per sbattersene, sì all'alba a Venezia, sì ad imprecare contro Calatrava, sì a chi ti chiede un John Lennon, all’Esapolis, sì a vincere uno – anzi, due – biglietti per i Gogol Bordello, a chi sta spalle alla schiena, sì alla Sex Machine della Musso, a “Come potete sopravvivere alla fine del mondo”, sì alla notte a Srebrenica, sì ai postini dell’Arcella che ti offrono da fumare sugli intercity notte per Roma, sì ai rigurgiti adolescenziali, ai lacaniani, alla mia prima carie, sì al Cerebration Festival, a Cartier Bresson, a Meliconi, sì al caffè del nonno, agli eventi 100, sì a parlare francese nel sonno, agli Scavi Scaligeri, a servire un amaro a Gabrielli, sì a pitturare Casa Morgagni e coinquilini, sì a Criceto32, sì alla Fujica del papà, al cappellino firmato dal Gianlu, alla crémaillère di Flavia et Romain, alle scimmiette di mare, a chi mi telefona la mattina per dirmi incredula chi si è ritrovata nel letto, sì a vedere un film su Pino Masi, alla mostra su Benigni, a chi progetta di portare in giro l’estate con funghi travestiti da ananas, sì a biciclettare per Utrecht, ai pic-nic in Prato, sì al Black Mamba, mica tanto a chi non è amico delle persone se non ci è stato a letto, al (kebab) di Aladino, ai regali degli inquilini del piano di sopra, a Lithium recitata, a chi a 36 anni sarà ricchissima, sì al tamarindo, ai porco Tensing, alla 137 del Belmont Hotel, al taxista David che mi aspettava agli arrivi col cartello, sì a vincere il diploma di naturalista amico degli insetti, a quando Giulia al cinema russa, sì a “Nulla è in regalo”, sì ai passeggeri che leggono libri ad alta voce, a costruire agende, sì al Laso, sì alla corsa dall’aereo agli arrivi, a chi mi chiede se la sveglia sta suonando davvero o è solo nella sua testa, ai supereroi nel freezer, alla sezione numero 4, sì a Vupii Golberd, al Portello River Festival, sì a chi dorme con “i poveri”, sì al concerto dei Foo Fighters, a chi decide di andarsene dopo la terza persona che cade nella buca, sì a Via Genzano 38, sì a Filattiera, a tutto quello che succede nei seggi elettorali, a Tom e Jerry, a chi mangia panda in scatoletta, a chi rompe il vaso mortacci sua, al kiss crossing per limonare gratis, sì a discutere ore su dove andare a vedere l’alba finchè non arriva e non ci si è mossi da lì, ai colloqui telefonici, a Freccia che ha raggiunto Nana, a Noris a Gazoldo, alla coda per il (tuo) bagno con lo spazzolino in mano, al nan, sì alle Giovani Realtà del Teatro di Udine, a convincere Tonin con la sola forza della vodka, sì a Bruxelles, sì a commuoversi al tempio Shri Swaminarayan Mandir, sì al New Age, all’Anfora, sì alla mensa del festival, mica tanto sì al muschio di Leicester, al liquore di Terrano, sì alla bottiglietta col filtro, alle cene fra donne, sì ad Alejandro col cartellino col mio nome agli arrivi, al bar della Rosi, al proprietario Mazzinga, sì agli orti della Fusinato, sì al botellon, sì agli amici porzione singola che incontri in aereo quando viaggi sola, sì al giorno di Pasqua sulla spiaggia di Ghent, a 127 Avenue Philippe Auguste, alle notti in piazza, sì ai Buena Mista, sì alle persone con cui potresti parlare per ore di Santa Maradona, a chi non uscirebbe mai con una con l’alluce valgo, ai Super Tramp di Antani, sì ad incontrare Nanni Moretti, ai massaggi di Giulio, al National Geographic Cafè, sì a San Girolamo protettore dei Lego, sì ad Alex l'ariete, agli inutili appostamenti davanti all’UCL, sì a saltare sui tappeti elastici, a vincere libri di statistica, al parrucchiere Riccardo, sì a Movida, alla cena con l’avvocato, alla Despar in stazione, a Piazza Alberti, alla 1076 del Radisson di Stantsted, sì a Shakespeare & Co., a rivedere Cedric, a DavidHood che ruba allo stand per dare agli amici, sì ai Doodle, sì al Summer Student Festival, alle fan che mi attendono in stazione e ai bodyguards, sì a cantare la canzone di Robin Hood col taxista, a chi pensa che pestare pezzi di cane porti male, sì a chattare col Gianlu, ai waffel, sì a Rue de Capucins 10, sì a montare la panna con il trapano, ai gatti nei coffee, ai vinai che ti portano a casa 45 litri di vino, a chi da grande vuole aprire un agrinido, sì a conquistare il pagliaccio Olek, al Blue Day, a chi diventa invisibile durante le interrogazioni, sì a “6 milliards d'Autres”, a chi attualizza gli orgasmi, alle prove che abbiamo superato per vedere Slava, alla serata a Soho con gli amici di Sara, sì a Zushi, a Giulia in Australia, al calendario della Cicciu, a tornare dai concerti ed andare direttamente a lavorare, sì ad avere ad una festa teta e sigma cappello, al tempio buddista di Rue du Disque, a Mirco che porta a casa le brioches, a svaccarsi davanti al Pantheon, a svegliare Alessio con una secchiata d’acqua, al cous cous coi ceci di notte, a chi ti porta il caffè senza che nemmeno tu glielo chieda, agli scontrini di Sherwood, alle colazioni sul terrazzino, alla stanza degli ospiti, sì a Forte Marghera, ai pomeriggi con un telo e un libro in Prato, à chez Lili et Marcel, a prepararsi il pranzo, sì alla felicità nei pomodorini secchi, alla colazione con uova e bacon, sì all'ospitalità di Fernanda, Elisa e Chloè, all’aperitivo a Venezia, sì a chi ti fa la guardia e ti dà la manina mentre dormi, alla befana-patata, sì a (ethic), a fare le sei e mezza di mattina e non sentirle, a chi fa affari al 23, alla coreografia di Shout, al bottone per espellere il cd dal Mac, sì a Sara che si presenta alla festa, sì al Carnevale di Venezia, a chi si toglie gli occhi azzurri prima di andare a dormire, a yogurt e mascobado, alla bacarata epic fail, sì alla terrazza Zanchi, alle palandrane, sì alla Pancake House, al tour delle luci, agli uomini che simulano l’orgasmo, sì alla festa dei volontari di Sherwood, al Gugghenheim di Venezia, a fare l'autostop, sì a Thomas di Borgoricco, al corso di fotografia, sì a quando la mattina a lavoro ti senti come nella pubblicità del Bacardi, a conoscere Spencer, sì alle polpette patate e ricotta v.3, a scoprire che c’è una festa a casa mia grazie ad un invito su facebook, alle cialde del caffè, alle schede di votazione annullate, a Via Guido Reni 33, al simpatico micio Attila, a inseguire i treni in bici, a chi ti chiede se hai finito la quinta elementare, sì ai mandala, al biscotto grande grande, al Little Coffee Shop, a Chiara, Jacopo, Riccardo e Massimo, a giocare col pongo, al camembert per combattere le sbronze, sì a Kenny Random, a chi si presenta ed infila sotto il tavolo, sì al cinema Nuovo Sacher, ai viaggi in treno con gli ultrà del Bari, a Herman Medrano, alla cena nella villa di Elena, a chi offre il caffè ai rilevatori, sì a stereo mood, sì ai Carichi Sospesi, sì ad andare in canoa per i canali olandesi, a chi sopravvive alla fine del corso, sì ai freccia argento, a chi ti manda le ecografie, a riempire zucchine, a chi scoiattolo!, a Peter’s tea house, sì alla Par Tòt 2011, a chi accende il batticarne, sì alla kind of night where everything could change, alla facoltà tappezzata di mie foto, sì al tiramisù da Pompi, sì al forever young party, sì al Museo di Anne Frank, ai micini trovati affianco ai cassonetti, sì al Koninginnendag, al Rivolta, al lanciatore di uova di piazza Tienanmen, sì a servire da bere ai decerebrati dell'Altavoz, sì alle mie foto in una mostra fotografica, sì a chi da grande voleva fare la tabaccaia e chi Sailor Moon, al World Press nella Old Church, ai Clitz on Fire, sì alla Fraschetta di Frascati, sì alle foto slow kiss, a preparare il papiro di Martina, a chi mentre fai colazione si spalma la brioche in faccia, alla laurea della Smarzi, ad incontrare Giulio ad Amsterdam e Omi a Groningen, sì alla mooncup, ad Empatia Blu, al Joint, ai primi pezzi di Jovanotti, alla musica del Cambridge Bar, sì a quella cosa che si vede dal Cupolone ma non si sa cos’è, a non trovare parcheggio a Piove di Sacco, a chi fa fatica a digerire le favelas, sì al matrimonio di Stefano, Flavia e Gloria, a comparire sul Gazzettino come una stalker di Nanni Moretti, al tuffo nella fontana della Montagnola, sì allo slatentizzatore, sì a tutti quelli che hanno moralmente consegnato con me quella domanda, alla pizza con le noci, sì a Titti, a entrare sfatti in un mini market, a Seba che balla, a Studi sulla città di K., a vincere un buono della Feltrinelli, all’Asinocotto di notte, ad accoppiare diverse generazioni di coinquilini, sì a chi mi regala la maniglia di un portone di Lisbona, agli autodidatti di cinese, sì al Vizio, sì a chi ti offre drink ma analcolici, sì ai pisolini del lunedì sera al Monday, agli spazzolini nelle rispettive case, sì al pullman di parenti per la laurea, sì alle Skyppate, sì al calipocho, a quando trovi Venditti alla radio dall’inizio, all’aperitivo col gestore del Porto Astra, alle colonie romane di gatti, a sbraitare Paola Turci in macchina, sì alla discesa di Via Cassan la sera, alla colazione ai Parioli, alle foto inespressive, alle ricierkatrici russeh che vanno in giro chiedendo l’elemosina, sì a Thomas O’Malley, sì al Campus De Uithof, a Giulio che suona il flauto col naso, alla sparizione di Adalgisa durante lo spettacolo, al corso di teatro, a Santa Maradona sul grande schermo, sì agli italiani dell'Adrian Building di Leicester, alle jam session del Metropolis, al piede gigante dei Musei Capitolini, a Spartaco che non ci riconosce, alla 209 dello Studentato Uinschoterdiep, ai titoli tragicomici de Il Mattino, a Eleleu Eleleu, sì ai nachos cheese Doritos, a chi ha un portalenti per cuccare le occhialute, sì a Rocco e Salvatore, sì a festeggiare la consegna della domanda di dottorato guardando Santa Maradona, al garage pieno di scatolette di tè cinesi vecchissime, all’apero chez Nelly et Marec, alla libreria del Pompidou, a Yanez, alla stanza 7 dello Sphinx Hostel, sì a chi si spaccia per 88, sì ai Cochabamba Orchestra, alla Dani in Olanda, a consegnare le microfiches, sì a chi ti regala il suo libro preferito con una matita, una bellissima dedica, un angolo in una pagina stupenda e un biglietto del tram, sì a giocare a tennis con Tucci, a tutte le parole dolci dimenticate nel dormiveglia, a capodanno a Torreglia, sì alla doppia festa di laurea, sì alle cose da fare a Padova, ai lama olandesi, sì al balletto di “Attenti al lupo”, sì al concerto dei Gogol Bordello, sì a firmare un contratto con la Newton & Compton, a improvvisare capodanno, alle sere alle chiuse sdraiate sulla macchina a chiacchierare, sì a tornare in Francia dopo quattro anni di latitanza, sì al presente indicativo, sì a quando hai in mano un 7 e decidi di stare…

...sì alla vita...

martedì, novembre 15, 2011

L'infanzia, per me

L'infanzia per me è i ciucci colorati della fiera appesi in alto nella stalla, i pomeriggi a cercare la tartaruga in letargo, è il disegno di mia mamma che mi rincorre per casa, il pane caduto in mezzo alla strada, Rudy, le recite di Edi, è il sole fra le ciglia, i pisolini pomeridiani odiosi, è il trasloco sul trattore del nonno, è un'oca che mi rincorre, l'uovo alla coque dello zio, la festa del maiale, è giocare con Omar e Fabio, è il nonno, che mette il vino nel brodo a colazione, è fare le casette con le sedie, è la paura di Santa Lucia, le partite a spazzino, è l'uomo nero, la cantina della nonna, suonare la trombetta, le lumache, le letterine a Minnie, aiutare il nonno con le oche, è pensare che ogni giorno era il mio compleanno, piangere quando mi si teneva sulle spalle, giocare a nascondino, l'altalena di Cinzia, i cavalli di Erica, il pianto di Edi il primo giorno di scuola, l'anello di Alan, Cicciobello che non volevo, è cantare sbagliate le canzoni di Vasco, cadere in bici nella siepe di rose, le lucertole nascoste nel bancoscuola, la collezione di uova, è giocare a pallavolo come Mila, è cercare di teletrasportarmi, la letterina ai caschi blu, è un bigliettino giallo ritirato dalle maestre, è Bud Spencer e Terence Hill, andare sulla fiera, è il tema su come uccidere la maestra, la doccia a cielo aperto, le guance rosse della mamma, la nostra vecchia Passat, è una cicatrice sulla mano destra, è la scaletta sul fienile, è il russare del nonno Ottavio e i botti di fine anno con lui, i fiori nel mortaio, le pozioni, è costruire candele con la cera del Galbanino, è giocare con la pasta della mamma, buttare la pasta nel sugo, nascondermi sotto al tavolo con le padelle per paura dei ladri, il quadro con la moka, il principe di Bel Air, i pattini, la felpa Campero rosa, i pantacollant con l'elastico sotto ai piedi, è cercare di nascondermi il micio nel letto, un tic olfattivo, la paura del trampolino, il coccodrillo degli ovetti kinder rubato a Edi, l'odore della palestra, le piramidi che non ho studiato, andare a scuola in bici, il bagnino, la manina gommosa delle patatine nell'occhio, la torta con i funghetti, l'odore di pollo strinato, il vigile che mi faceva attraversare, le macchinette fotografiche finte, è i personaggi nel marmo della doccia...tutto questo è la mia infanzia.

martedì, gennaio 04, 2011

..sì alla vita 2010..

..sì a Sarajevo on the road, sì a vivere a Padova, alla sindrome di Baio, sì alla Baščaršija, sì a Genova ed ai suoi caruggi, alla cannella, sì all’Akropolis, alla Champagneria, sì ai cammelli che passano nelle crune degli aghi, al Free Tour, mica tanto sì ai ladri di prosciutto, ai “Goodbye ladies”, alla festa techno nella Chiesa di Sant’Agostino, sì all’Associazione Giuseppe Acerbi, a conoscere uno dei pompieri che lavora nella mia via, al galeone del film Pirati, sì all’Asinocotto, sì a Piazza delle Erbe, alla nostra piccola Canon, sì alle foto in scatola, sì a comparire nei ringraziamenti della Lonely Planet forse, sì al Balcanic, alle persone ritrovate dopo tanto tempo, a Vidalengo, alla 405 dell’Hotel Acquaverde, sì ad Izo ed a Nori, sì al Cammino di Santiago, allo scaldasonno, ai Walrus, alle cacche in testa, sì alle sere al Fusinato, agli ušpiči a colazione, sì ai Magazzini Generali, a Via di Prè, alla cena con gli ex compagni di università, sì a chi fa zampette zampette, ai Fratelli La Bufala, a chi “Helloooooooo”, agli Osadia, al Sarajevisko pivo, agli elefanti in piedi sulla proboscide, sì a Via del Campo, al coinquilino brizzolato, quello anziano, quello grasso e quello gay, sì al karaoke del Manhattan, sì A Woodstock 5 stelle, al film quiz, a chi ha la camera oscura sul camper, sì a Vieni Via Con Me, a chi è pagata dai cinesi per portare cataloghi italiani, alle borse di studio, sì alla mostra di Steve McCurry, a quella cretina di 44 anni che tutti i weekend va a Gardaland, sì a consegnare la domanda di laurea, al film-quiz, al Caffè Italia, sì a quando anche gli ingegneri occupano, sì al bucochevuoi.it, sì alla Festa di Sant Roc, ai cimiteri ottomani affianco ai marciapiedi, sì a Zelo Surrigone, sì a via Morgagni 6, alla statua di Wagner, sì ai tramezzini del Nazionale, al caffè da Sant’Eustachio, alla stanza 9 dell’Hostel Galeria Maldà, sì ai senzatetto moldavi che ti dormono in garage, ad indovinare di che nazionalità non sono le persone, sì alle mie formiche da compagnia, a Vale vestita da Wonder Woman, alla cena da Rossella, a festeggiare i nostri 4 anni da Gesù, alla X conferenza nazionale di statistica, sì alla neve a Roma, sì ai conigli agonizzanti del Busonera, a chi “I like to touch you..I’m gonna kiss you”, a Chiara con l’apparecchio, alle ocarine ed ai kazoo, sì a progettare di andare a Parigi in camper, sì alla casa delle palme, sì a chi “balli con me? 28..”, ai barboni che urlano di far piano che c’è chi vuol dormire, sì alle tipe incelofanate, sì a chi “…e se fossi ancora qui?”, alle erboristerie, alle fotografie pinhole ed a Noris, all’ultima cena del cammino a Casa Manolo, sì al culattone, al Brachetti Show, a “Vedere la Scienza”, al tirabouchon, ad entrare allo Sheraton, ai massaggi di Giulio, sì a MondoSano, sì al concerto delle Hole, a dormire in macchina, sì alla sveglia di Mirco che suona ininterrottamente, al Charlie Brown di Modena, al concerto di Kusturica & The No Smoking Orchestra, a Bob Corn, alle cene da Riccardo, a cercare di vendere tazzine di Dior e posate in corno di bisonte, a Maciachini, Sushi Sashimi, Mario Bros, Gibbs, Papà Castoro, Juice ed a tutti gli altri personaggi della Facoltà di Statistica in Bicocca, alla sagra del panzerotto a casa, a “La Lepre” di Genova, a traslocare, sì al cartonaggio, alla 304 dell’Hotel Duca d’Alba, alla nostra foto sulla cruz de hierro, sì ad Affa, ai fine settimana da eremita prima degli esami, a Prato della Valle di notte, all’I.O.V., sì a Park Guell, alla mia meta-analisi, sì ai tempi bosniaci, sì a chi attraversa Praga per vedere un vecchietto con una capra che suonano musica folkloristica e ritrovarsi invece ad un concerto hard rock, alla sangria dell’Alexander, sì all’oste del Vita Nova, ai Golden Power ed a Kevin James, a Pontremoli, sì a via Berti, alla festa nei campi a Remedello, agli aperitivi con gli sconosciuti, al bosanka kafa, all’ortoprassi, a fare la cameriera ed a chi ti lascia la mancia, al Melting Pot Feast, sì al rospetto sulla porta, ai bimbi che fanno i dispetti al mio bel pellegrino, alla Fontana Magica, all’Aftermath of Obliteration of Eternity, al pulpo a la gallega, ai white russian, a scrivere sui muri del Fahrenheit 451, a ricevere il pandoro sul lavoro, a chi odia i giovedì, sì alle cose da consumarsi preferibilmente entro le visioni del Papa, alle pecore assassine, al salmone sotto al letto, ai caffè sospesi, ai mojiti di Chiara, sì alla Cattedrale di Santiago, sì al fonduta party, a 7 esami in due settimane, a fare il pesto, a tutti quelli che hanno conosciuto Jimmy, a Pommidoro, ad entrare nelle piste olimpiche di bob, sì alle mie Camper, sì a svegliarsi presto la mattina per andare al mercato, al Punto Unto, sì a Zoran ed ai suoi racconti su Margaret, sì alle acrobazie di Elena, al mio alterego Bernareggi, alle crepes a colazione, sì a Pavia, alla preparazione pre-cammino, ad ospitare Sara Pray e Thomas Kivi, a sognare Bellocco, sì a León, al concerto di J.Ax, al puzzle di Milano, al Sellaio, alla voce di Filippa, a dormire nella chiesa di Molinaseca, sì al Re Fosco, ai nidi di cicogne sulle chiese, mica tanto sì al bar revival nazi, a fare incazzare i camerieri dell’U Fleku, ai colloqui, sì ad Holga nel cestino della bici, alle lumache fuxia giganti, sì alle Drina, ad andare in giro con le gambe di un bambolotto in testa, alla 53 del Chili Hostel, alle sedie che cadono ripetutamente, ai campi di grano e di girasoli, all’aspiracacche, sì ai Clitz on Fire, alle luci da lettura, alle radiocronache di Pellegatti, a Casa Miguel ed a Benjamin, a Morfeo che offre la cena a dei finti trentenni conviventi, al pellegrino del XXI secolo in taxi col bastone che esce, sì a San Lorenzo, alle feste di natale sul lavoro, sì a chi crede negli elfi catalani con le orecchie di silicone a punta e gli alberi tatuati sul petto, sì a chi fa gli esami completely at random, al Museo delle Miniature, sì alle colazioni della Dani, all’uomo multiculturale smutandato, a festeggiare San Valentino con Yves e Flora, alla solidarietà fra statistici, al ghetto padovano, sì agli omoni che adorano la Pausini e Hilary Duff, a Decathlon, sì a Praga, a Fabio Vettori che mi spedisce i pezzetti mancanti, a Finisterre, sì a via Paolo Sarpi, alla Pilotta, ad accorgerti di mangiare nel ristorante dei clochard della città, alla cena dei coscritti, alle audio guide di Padova, a Milano in macchina, a Piazza dei Signori, sì a “do you want something else?”, alle cene di compleanno artistiche, sì a Ulicamaršala Tita 29/3, ad andare a castagne in Val di Taro, ai nostri cinque minuti di celebrità, al locale col bagno più bello del mondo, ad avere i relatori più fighi dell’università, sì a Giufà, a costruire album fotografici, sì all’Anfora, agli sputafuoco, a Santamaria a teatro, a chi vuole affittare capelli per cinquecento euro al giorno, sì a regalare titoli nobiliari, sì al Pedro, ai parcheggi di Zagabria, a chi chiede ingenuamente se i dread si creano con lo sporco, sì ai mercoledì padovani, ad incontrare Maria ed una compagna delle elementari passeggiando per Santiago, sì al concerto dei Pixies, alla Mela di Newton, al Museo del Tunnel, sì a Promod, al Baladin, ad insistere per offrire una birra a chi si rivelerà poi musulmano, a Ferrara sotto le stelle, all’Albergue Jesus, al covo di soggetti inquietanti che salutano con la manina, a quando è tooooo late, a chi ti sputa addosso latte fermentato, alle pause caffè al Busonera, a chi si dimentica la valigia sul bus, al Doppio Sogno, alle rose di Sarajevo, sì ai campeggi improvvisati sulle rive dei fiumi all’alba, al boiler sempre vuoto nei momenti peggiori, al tavolo 6, al Policlinico Mangiagalli, al bar Castellino, sì a El Born, a chi ha scambiato il giorno con la notte, a chi crede che i semi dei peperoni siano tossici, sì a guardare Italia-Slovacchia con il rappresentante del Folletto, sì ai francesi che sbucavano nei momenti più inaspettati, a Willie for president, a chi ti regala un biglietto d’ingresso per la mostra della Kusama, ai tappi per le orecchie, ai ćevapčići, a L’Ocelle Mare, alla 4 del B&B 3 Coins, a dare del bresciano ad un bosniaco, sì a David Cerny, ai pesci di Raffaele, sì a chi ci chiede se in ostello si va in giro tutti nudi, sì al tartufo di Alejandro, a rischiare di rimanere chiuse in metro, sì alle dichiarazioni dei compagni delle elementari, ai simpatici Corsi, al Papaqua, a chi è no lobo, sì alla vita di coppia con Elena, sì a Cazim, sì a scassinare la propria bici, a chi ti aspetta sotto al lavoro, alla cena con i compagni di facoltà ed alle sue regole, sì alle bacchette cinesi in posti impensabili, all’autocombustione, ai Folkstone, ai menu del pellegrino, ai pranzi domenicali, sì all’Arci Bellezza, alle sessioni di studio con la Dani, a Casa Batllò, a ritrovarsi con in tutto solo 56 euro, sì alle grigliate di statistici, a chi “ano”, al farro, a riempirsi le tasche di arachidi, a chi si addormenta con il braccio nel distributore di sigarette, all’arte contemporanea cinese, sì a chi “Mmmh..you’re little..I will kill you”, alla fermata Cavour, agli aperitivi a Dese, a chi vede in 3D, ai matti dello psichiatrico, ai viaggi in treno con Bagnardi, al Carnevale Ambrosiano, alla fiamma eterna, al Recioto, sì a Delitto al Ristorante Cinese, alle campagne bosniache, alle persone distrutte dalla Rakia, al viaggio di 5 ore Milano-Dese, alle serate fra donne, sì ai “may I prepare you the bill?”, alla maglia dei 9mm, alle offerte ai pellegrini, sì al multitasking, ai pranzi nella dependance di via Berti, alle poesie monovocali, alla mia festa a sorpresa, a trovare gli After ad un concerto, sì a Elianto, agli aperitivi del Mom, a Piazza Embriaci, ad incontrare amici di amici durante il cammino, a vomitare addosso a chi ti chiede dove hai preso la focaccina, sì a Boccadasse, all’hulahoop attaccato al lampadario, sì alle Antiche Sere, agli “yes, why?”, a passeggiare nei boschi quando è ancora notte, sì al Teatro Verga, sì alla Festa de Gràcia, a Piazza Erbe, alle focaccine genovesi ed al pesto originale, sì a Zita, ai ciciarampa, sì ai marchi convertibili che nessuno ti converte, al Sottovento, al mago delle bolle, agli abbordaggi in treno, a dove finiva il mondo, sì ai colloqui in cui ti chiedono il civico dei Simpson, al Museo del Comunismo fra un McDonald ed un casinò, sì al Convivium di Volta, a Trudi, Fafi e Rizz, alle uova colorate, alla credenziale piena di timbrini colorati, sì al Vittoriale, agli hippies de La Faba, al Midian, al vin brulé, al pomelo, ai piatti vegetariani col prosciutto ed ai mix di carne con solo il bacon, al tabaccaio di Piubega, sì a Radio Aut, alla solidarietà durante i guasti ai treni, ai colleghi Alessandro, Mauro, Manuela e Daniela, a chi non ha ben chiaro il concetto di revisione, ai giochi di società, sì alle mie cistine, agli uprusgnegne, alla pasticceria sotto casa, alla Coldiretti, alle medie a 25 Kc, al Plinius, ai viaggi su un’Idea, al PAC, a chi il mercoledì si fa la doccia, a Dialogo nel Buio, sì ai minareti con i muezzin che fanno i gargarismi, sì al Kino Bosna, sì ai viaggi non convenzionali, ai compagni di cammino, sì a Slide, sì a chi ha tutta la vita davanti...

..sì alla vita..

domenica, gennaio 03, 2010

..sì alla vita.. (2009)

…sì al nostro Interair, ad avere tra le mani il mio libro, ad Edimburgo ed al Fringe, alla musica irlandese, sì a Muji, sì alla pelliccio terapia, sì all’Antquarium, ad andare a chetempochefa, sì al GUC, a girare Milano in bici, sì ai Radiohead, agli ostelli, sì al camino acceso, sì a El Tigre, a salire sul Duomo, alla Guernica, al bicerin, sì al MAO, alla vitalità delle persone al Lido di Menaggio, sì a Piazza dei Miracoli di notte, ai quarantasei dread di Davide, a Cedric che viene a lezione con me, agli uomini in kilt, all’orsetto che mangia il corbezzolo, sì alle RedBull, alla sera di compleanno più sfigata della storia, a Silvia che torna in Italia a sorpresa, a Sant’Ambrogio, alla prima lode milanese, alle luci d’artista, alla 001 del Best Hostel Old Town Skeppsbron, sì ad avere i bracciletti per la festa privata degli Afterhours dopo il concerto, al set per la fonduta, ai Lavapiés, sì a Giò&Giò, ad incontrare Angie e Sveva a Torino, sì a pitturare le uova sode, all’Hostal Aliste, sì alla casa del Naza, sì a raccogliere l’uva per fare il vino, sì ad Alcolo, ai picnic, sì all’East Side Gallery, a Fahrenheint 451, sì al vino rosso che mi aggredisce, alla 4/6/E dell’Euro Hostel, sì a Radio Italia che regala i biglietti, agli haggis, agli amici del cazzo, al Barrumba che ora fa latini, sì allo Stuffer, alle cenette romantiche, a 10CorsoComo, alla Latina, al 25 Aprile a Parma, ad imbucarsi alle feste Erasmus, sì al labirinto costruito per Ambrogio, sì a Via Brioschi, al terzo tatuaggio di Edi, alle aringhe fritte da Nystekt Stromming, sì a Dublino, alla festa di Halloween in Piazza Vetra, ai sentieri di rose, alla Pizza di Willy, a stare seduta affianco alla Filippa, sì alla risurrezione di Ambrogio, a scoprire che al piano di sopra vive un’amica di un amico, ad avere ospiti, alle cedrate, agli amici che si divertono alle tue spalle, alle email superformali del papo, sì a “Venuto al mondo”, sì al service di sociologia, agli Ordallegri, alle cene dall’Ali, sì ai murazzi, alla prima multa di Edi, ad Onkel Philipps ed alle sue scatolette della DDR, alle vertebrine, sì al Fuori Salone, sì alla Mazzantini, al mio telefono smontabile, ad incrociare Muccino, a costruire cornici, alla reciclart, sì a Giacomino di San Vitale 36, a “Tutti i santi Giorni”, ad incontrare qualcuno a Milano, alle manifestazioni madrilene, a Piazza Vittorio Veneto ed ai suoi fuochi d’artificio, alla giardiniera della nonna, sì al Mary King Close, a mio papà in moto, a trovare gente conosciuta in bar sperduti della Spagna, al check’n go, alla mia prima volta in autostrada, alle polpette di renna, alle sere in colonne, alle banane fritte, ai coinquilini che ti scrivono tramite avvocato, sì a mangiare da Oscar, ai Grand Fuck, alle lettere di sollecito a Santa Lucia, alle estetiste, ai nomi improbabili dei morosi di mia sorella, sì ai bonghi e le bocce di vino di sera sul Mincio, sì a stare dietro ad un bancone, sì alla 109 dell’Astor Hotel di Pisa ed al geologo che c’è nella hall, a scappare a Firenze in giornata, a Maddalena che ha il coraggio di farsi aiutare da me in statistica, all’ex Cinema Ariston occupato, a ritrovare la lettera di un vecchio parente dalla guerra, sì all’Area Verde, ai cambi di ostello favorevoli, all’ArciTom, alla Cereria, sì al BioLesto, sì a divertirsi tantissimo ballando una musica orrenda in un capannone circondata da 40enni in giacca, al farro, sì a vincere i biglietti per il concerto degli Afterhours, al pazzo che urla sotto casa, alla cena da Omi ed a svenire sul suo letto comodissimo, a Lino’s Coffee, a mandare reclami a Trenitalia, sì ad applaudire per un’ora Apicella, ai nuovi coinquilini, agli orari universitari condensati, alla Tate Modern, al Bar Cuore, a fare collanine ed orecchini, al Duomo di Castiglione la notte, a chi a carte è invincibile, alla laurea di Sofia, sì alla notte bianca di Castiglione, sì ad Ambri che riposa sotto un nontiscordar di me, al Tube ed al Sax di Modena, alla 204 del Berlin City Hostel, ai regali arrivati da New York, sì alle persone normali della Città Studi, al Reina Sofia, alle bande che suonano per strada, sì a dormire con la mascherina, al sushi ed al salmone svedese, alla 16 dell’Oliver St John Gogarty, a chi prende ininterrottamente la pillola, al Fuori con Silvia, ai nonni amici, a Kreuzberg, a buttarsi acqua bollente, a Molly Malone, sì al World Press Photograps, sì a Dell’Era che mi offre da bere, sì a chi fa il cuoco sulle navi da crociera, al film di Soffocare, a chi impazzisce per il mio orecchino, a fare turismo con degli spagnoli a Milano, a farci dare dei barboni da dei barboni, sì a chi brucia le schede elettorali nei bagni delle elementari, a chi “avete capito bene, toglierò l’ICI”, alla distribuzione Cuore, agli scherzi al Gallo mentre dorme, ad aiutare un commercialista in panne, a Jonastrasse 44, all’aperitivo anni ’80, a Dana Wyse, alle parrucche, a Gloria che ci salta nel lettone la mattina, alla Sezione 4, alla mia cagnolona Giada, sì al mio buono Feltrinelli, a passeggiare per Gamla Stan, al gelato del Grom, ai cocker grandi, alla nostra vicina cieca, sì a The Millionaire, a dare solo 8 esami a sessione, ai carabinieri durante le elezioni, sì a Manitese, a 3 pc accesi che guardano tutti un film diverso, a regalare un water, allo Stag’s Head, a fare la maglia prima di addormentarsi, ai fish and chips, ai biglietti per Londra a 1 euro, ad improvvisare una serata bolognese, sì a giocarsi i piatti a scala, sì alla croce a Parma sulla quale sta indagando la Digos, alla foto di Sofia in salotto, sì all’Orzo Bruno, alla 51 del Victoria House di Glasgow, sì al Rock’n’Roll di Via Bruschetti, sì a Leonardo che è scappato dal Rosati e vuole che gli si chiami un’ambulanza perché è schizofrenico, sì ai pranzetti sulla nostra magnifica terrazza, a Plaza de Toros Monumental, alle carovane del deserto nei sogni, alle persone anziane negli ostelli, sì allo Skansen, a ballare in un circolo per anziani, a Fortapàsc, al vecchietto madrileno ubriaco, a Sanremo, al Volo del mattino, ai dadan, sì al Maffia, allo Yaam, sì a Marcus del Vivi Bar, a Laura con i fazzoletti nelle orecchie, sì al MayDay di Milano, sì a Zona Tortona, a salire sul suo treno quando non se l’aspetta, alle bancarelle etniche, a prendere l’aereo al volo, ai fenicotteri rosa in centro a Milano, alla colazione all’inglese, sì a Silvia con Benicio del Toro, a Betty&Books, sì a cenare all’Osteria del Sole, a Raffa che espelle tutti, a Silvia che dorme sul libro di spagnolo, ai cuscini coi noccioli di ciliegie, al pass per la fiera del fumetto, sì alle telecronache di Pellegatti la domenica sera, alle spiagge di Berlino, ad Habibi, a pane e marmellata la mattina, al mojito del Lupe, davvero sì agli irlandesi, sì ad Ono Degno ed al Rifugio Amici Miei, a non avere lezione per un semestre, alla cartina che se ne vola via, sì a chi annega nelle curve di livello e sogna di scivolare su di una normale tridimensionale, sì al RealMulino, all’esame del 30 Luglio, ad Hamleys, alla spaghetteria, all’ostello di Rivalta, ai portafogli magici, sì alla Lonely Planet, a viaggiare con un solo bagaglio a mano, sì alla laurea di Ila, alla notte bianca dell’Airone, sì a rivedere Flora, alla colazione prima dell’esame, sì all’hummus, a ritrovare in un pub chi ti stava seduto vicino in aereo, a Carlo Rizzoli, agli aperitivi sui Navigli, sì ai sei gradi di separazione, alla 50 dello Smart Russel Square, sì al Magnolia, al perfido accento scozzese, al concerto di Caparezza, sì al compleanno della Chiari ed ai fantastici panini a forma di maiale, al John Snow Pub, sì agli ultracorpi, alla diciassettesima colonna, ad Atocha, a chi ci scorazza per Colico senza conoscerci, agli sconti al cinema, sì al Leoncavallo, sì al Curry 36, alla tostada ma mica tanto ai churros, al Google Loco, alla laurea di Giggio ed Erica, sì agli assistenti sociali che stendono a pugni la gente, al Circolo della Grada, a Silvia che mi viene a trovare, a ritrovarsi a bere a Corte Isolani con un giornalista ed il comproprietario di Repubblica, al mio sacco a pelo verdissimo, sì ai buoni di Davide, alla cena al contrario, ai toast, sì alla Doc Bertocchi Band, al museo di biologia, a chi non sa votare, a piriiii, ai semafori berlinesi, alle cene da Vito, sì a fare il pubblico dalla Bignardi, a conoscere l’amica di Katia Angotti, ai bocarillo y calamares, a Vasco che lavora a Buckingham Palace, al Mickey&Max, sì al telefono senza fili di Piazza Mercanti, a Cristian Castro che canta Azul, agli scoiattoli del St James Park, al Guinness Storehouse, a fare lezione di cinese nei seggi deserti, sì a Gigio che parla inglese, sì alla sveglia che si butta dal comodino, a dormire nella cappella di Prestwick, sì a Piazza delle Vettovaglie, alle 101 cose da fare a Bologna almeno una volta nella vita, al Ma Che Ooooh Rock Festival, a Camden Town, sì ai benganioshi, sì alla Cartaviaggio, sì a fare la scrutatrice, ad abbracciare tutta Bologna in pochi giorni, a El Barrio, sì alla Carega, al Teatro dell’Arsenale, sì alla cioccolata calda sotto le coperte, a finire una serata al Piper, al pranzo dalla Mariangela, alle serate a giocare a Taboo, sì ad andare a trovare un amico in ospedale, a chi ti butta giù un dente con una pallonata, sì ai miei a Milano, alla laurea di Ale, a Covent Garden, alla movida, a prestarsi i vestiti, a Via Cairoli 6, a chi scappa dalla polizia in stazione, a fare l’esame dell’anno prima, al Tipotap, sì al Rebeldia, sì alla risposta di Google alla domanda sulla vita e su tutto, sì ai currywurst, alla nuova casetta super carina di Gloria, al mio nuovo telefono colorato, a “L’ultimo Capodanno” di Ammaniti per G.U.C.&Theatre, sì a Casa Cervi, agli affitta-gatti, al Kilmainham Gaol, al Parco del Buen Retiro, alle cervecas y tapas, alla Hora Feliz, a Gang Bang, a non sentire la fame per giorni dalla felicità, sì a Corrao, alla laurea di Paola, a Starbucks, sì al Polenta Party, all’ultimo a Genova, a chi si chiede che cazzo c’entrino i dinosauri, sì al Teatro Nuovo Oscar, ad accendere il gas che costa poco, a Madrid, a chi mi fa le cerette che io non ho il coraggio, al Brazen Head, sì alla festa di Pasquetta su un monte, a Puerta del Sol, sì alla vera Guinness, sì a Pino Masi, alla famiglia di pakistani che vive ora in Via Zamboni 9, alla Chueca, al degenero in Duomo, sì alla birra dei fiori, ai coniglietti, alla cenetta romantica al Sugò, sì a vendicarsi su Torresani Roberto, sì a Temple Bar, sì all’After Woodstock, alla mia fortuna sfacciata, a Salomè, sì alla Città del Sole, sì a quando il magico trio si riunisce, a come ci si sente vedendo il San Luca da lontano, ai vestiti colorati, sì alle serate in cui vorresti poter fare rewind, sì alle nostre biciclettine rosse legate insieme..

..sì alla vita…

martedì, marzo 17, 2009

Ho davvero bisogno di urlare.
Vorrei trovarmi su di un'isola deserta, e godere di pura solitudine fino a quando non sarò guarita, fino a quando non avrò capito...se qualcosa da capire davvero c'è.
Vorrei avere un'altra vita, così potrei sbarazzarmi di questa e ripartire da capo. Vivere la bella copia, senza sbagli, senza sorprese, senza cadute libere. Vorrei un nuovo foglio bianco, sì. E lo vorrei proprio ora.
Oppure mi vorrei aprire ed aggiustare, togliere le parti marcie..quelle che ogni tanto mi muoiono dentro. Aprirmi e spazzare via le foglie morte, insomma. Voglio togliermi questo enorme peso dentro, voglio che non riaffiori più...voglio smetterla di dover far finta che vada tutto bene ed urlare, cazzo. Urlare...

martedì, marzo 10, 2009




A volte penso a quante persone esistono su questa terra..ed a quante poche siano quelle che fin'ora hanno incontrato il mio cammino..linee parallele alla mia, non destinate ad essere rilevate.
Una sola mi ha accompagnata per tutta la vita, fedelmente.
Una me l'ha invece cambiata, la vita.
Altre sono state determinanti in alcune scelte, ed è grazie a loro se molte cose importanti della mia vita sono tali. Alcune sono state fondamentali per alcuni periodi, e poi, per svariati motivi, se ne sono andate. Alcune di queste sono sembrate importantissime per alcuni momenti, ma si sono poi rilevate semplici apparizioni..che forse poi molto non avrebbero davvero cambiato. Ci sono persone che amo, follemente amo, anche se sono purtroppo lontane..ma proprio per questo essenziali. Penso a loro molto spesso, e perciò sono per me molto più presenti ed importanti di altre, costanti ma insignificanti. Ci sono alcune persone che forse invece non sanno che non le dimenticherò mai, anche se per loro forse nemmeno esisto.
Ma ce n'è una..una che per il semplice fatto che esiste riesce a ditruggermi. Il suo solo nome mi rende cupa, ansiosa. E quando penso che questa è solo una persona..mi sembra assurdo. Una persona come me, come tante e niente rispetto a tutte quelle che amo..ma è allucinante come il suo solo esistere, su questa terra, incurvi la mia esistenza...riempia i miei pensieri.

venerdì, gennaio 30, 2009


E pensare che questa è solo una delle mille combinazioni di vita che potevano capitarmi... Tremenda voglia di scappare, ed allo stesso tempo riesco a sentirmi pesante, pesantissima... Come se fosse passato chissà quanto tempo dalla vecchia me..soffoco! Vedo nero...
Che affanno il mio cercare la felicità. Che tutto questo sia stato progettato per farmi crescere? Sindrome da Peter Pan? Non voglio convincermi che crescere voglia dire avvelenarsi. Perchè è poi così dura abituarsi al cambiamento? Mi sento come se grattassi contro una superficie ruvida... Questo posto, nel mondo..questo posto non è compatibile con me. E poi, perchè crescere se è possibile non farlo? Ci sono scorciatoie, io le conosco. E allora, perchè non prenderle? Sembra così facile... Il vero problema, sempre, è sapere che esistono alternative. Perciò, non riesco a credere a tutti quelli che mi ripetono che questa è la realtà. Mi sento un albero e posso percepire, nettamente, le foglie secche staccarsi, una ad una dalla mia vita. Che succede? Sono morta io...o stanno morendo loro? Vedo le persone, ordinatamente, chiudersi la porta alle loro spalle e rincorrere la propria vita. Tutti al passo. Tutti così pieni di vita. Io? Una parte di scenografia, ormai. Com'è successo? Come sono arrivata fin qua? Stento a credere che questa sia stata davvero io... Tutto quello che so è che ciò che sono tenta in ogni modo di resistere, opporsi, a tutto questo...